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Olio esausto nel lavandino? Siamo fritti

Che delizia le polpette, le frittelle, gli arancini e i panzerotti… ma quando a pancia piena dobbiamo sistemare la cucina, che fine facciamo fare al nostro olio di frittura? Non lo butterete mica nel lavandino, verooo?

Mentre i ristoranti, consumandone quantità notevoli, lo consegnano a delle ditte specializzate che lo ritirano periodicamente, dentro le mura domestiche vige la regola del “faccio un po’ quel che mi pare”.

Alcuni di voi, leggendo queste righe, non andranno fieri degli errori già commessi. Io stessa ho sbagliato per anni, credendo che, essendo di origine vegetale, l’olio potesse essere considerato biodegradabile e quindi compatibile con le acque reflue di qualsiasi sistema fognario. Peccato che mi sbagliassi…e di grosso.

Ennesima azione sconsiderata, causata dall’assenza totale di informazioni a riguardo. Chi sa che un litro di olio da cucina può inquinare fino a un milione di litri d’acqua? Pochi…pochissimi. Ogni anno solo in Italia 170.000 tonnellate di olio usato finiscono nelle fogne, compromettendo tutto, dal funzionamento dei depuratori all’equilibrio ambientale dell’acqua e del suolo. Quattro litri d’olio contaminano il volume d’acqua contenuto nello stadio di San Siro1.

frittura

Un’alternativa allo scaricare l’olio di frittura nel lavandino (o nel water) c’è; purtroppo è meno pratica, ma è talmente grande il vantaggio per l’ambiente, che una volta venuti a conoscenza non si può più ignorare: a casa adibite una tanica vuota alla raccolta dell’olio usato, una volta riempita e a meno che non siate una famiglia di pasticceri siciliani ciò avverrà anche dopo mesi, portatela all’isola ecologica del vostro comune che per legge ha un bidone di raccolta degli oli esausti. Se non avete voglia di andare fino all’isola ecologica, sappiate che potreste portarla gratuitamente anche al vostro meccanico o benzinaio di fiducia, loro sono attrezzati per smaltirlo correttamente. Gli oli di frittura usati, alla stregua degli oli per il motore vengono trasferiti negli impianti di rigenerazione, dove una volta lavorati  e raffinati possono trasformarsi in saponette, biodiesel, glicerina e tanti altri prodotti industriali…

Se invece per qualsivoglia motivo non avete a disposizione una tanica, oppure vi trovate a friggere fuori casa come ad esempio quando siete in vacanza, piuttosto che versare l’olio negli scarichi domestici potete sempre assorbirlo con i tovaglioli usati della cena, se è poco, o isolarlo in un contenitore tipo bottiglietta di plastica o barattolo di vetro, se è tanto, e gettarlo poi nel secco.

Insomma, friggete meno e passate parola, le informazioni non costano niente, ma hanno un valore inestimabile!

1  Gabetti Cristina, Occhio allo spreco, Rizzoli, 2009.

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